GERMANA SNAIDERO

Pittrice

Sono iscritta all’Associazione Veneta Acquerello.
Ho seguito i corsi di disegno e pittura del prof. Alfredo Tigani (docente dell’Accademia di Belle Arti di Venezia).

Se ripenso ai momenti sereni della mia infanzia, mi rivedo spesso con una matita o un libro in mano. Disegnare, scrivere e leggere: passioni che mi hanno accompagnato da sempre, e che ho condiviso con bambini e ragazzi nel mio lavoro di insegnante.
Intanto sperimentavo le varie tecniche, cimentandomi con la pittura ad olio, l’acrilico e infine l’acquerello, la tecnica più difficile, perché non permette errori e grandi ripensamenti: ma era ciò che cercavo. La mia formazione pittorica è stata essenzialmente da autodidatta, anche se ho avuto modo di perfezionarmi durante un corso di acquerello con il pittore Aldo Ghirardello.

Quando mi sono laureata in scienze dell’educazione all’Università degli Studi di Trieste, con una tesi in estetica sul cinema di Eric Rohmer; anche la settima arte è diventata un mondo da scoprire, attraverso la produzione di diversi cortometraggi ed il lavoro di giornalista pubblicista. Nel frattempo, in qualità di supervisore del tirocinio all’Università degli Studi di Udine, ho avuto l’opportunità di parlare agli studenti di didattica del cinema a scuola, nell’ambito del corso del laboratorio di tecnologie didattiche del prof. Roberto Albarea.

Ma ecco che, alcuni anni fa, inizia una nuova avventura: insegnante di disegno e acquerello all’Università della LiberEtà di Udine. Riaffiora quindi la mia passione per il disegno e la pittura, che ora è ridiventata preponderante; una esigenza di contatto continuo con matite e colori per esprimere simbolicamente pensieri ed emozioni. Con qualche incursione anche nelle nuove tecnologie, dipingendo con le dita sul mio iPad.
La mia tecnica prediletta rimane però l’acquerello.

Perché la grazia e l’armonia dei colori ad acqua, che si mescolano sulla carta, creando sfumature e soluzioni inaspettate, sono come una dolce sinfonia che mi permette di raccontare il mondo. Naturalmente come lo vedo io, in modo realistico ma anche un po’ idealizzato; una ricerca della bellezza non fine a se stessa, ma che vuole esprimere il canto della vita che si rinnova, nella luce di un tramonto o di un’alba, nei fiori appena bagnati dalla rugiada, nello sguardo di persone care che condividono con me l’avventura dell’esistenza.

La bellezza dell’arte salverà il mondo? Sì, se intesa non in senso meramente superficiale, ma come mezzo di elevazione. Se per gli antichi bello = buono era una equazione pacifica, è Platone che ne “Il Simposio” ci induce ad andare oltre al mero estetismo delle apparenze. Dall’amore per le bellezze terrene l’uomo può giungere all’amore per il bello in sé, attingendo alla verità. La bellezza può diventare quindi un potente antidoto alle brutture volgari e pesanti del villaggio globale. Una bellezza capace di amare, valorizzare e non svilire gli splendori dell’età dell’oro della pittura, il Rinascimento, per creare nuove forme artistiche ed espressive che si sostanziano della radice classica.

Germana Snaidero. Visioni rarefatte
di Elena Colombo (testo critico pubblicato sulla rivista d’arte “Satura” n. 26, Genova 2014)

“Gli acquerelli di Germana Snaidero hanno la raffinatezza di una tecnica che non ammette l’errore. Ogni singola velatura gioca con la delicata trasparenza della luce, che delinea i contorni dei palazzi. Venezia e i suoi riflessi: l’acqua è la cifra fondamentale dei dipinti sia a livello compositivo che pratico. Lo sguardo si apre ad orizzonti ampi, dove il rigore scientifico della percezione, l’attenzione maniacale del realismo pittorico cedono il passo alla vaghezza di una visione soggettiva, sempre mediata dalle variazioni ottiche dell’ambiente.
Vi è dunque un innegabile elemento di determinismo in queste vedute legate al territorio, ma in ciascuna è presente anche un sottotesto narrativo universale. Le pennellate trasmettono l’idea di un movimento invisibile eppure presente, chiaro ed esplicito nelle increspature create dal vento, dentro un discorso che pare preludere al tema del viaggio idealizzato, ossia a quel bisogno umano della conquista dell’infinito che spingeva i naviganti e oggi riempie d’inquietudini la società liquida. Il mondo contemporaneo è segnato dalla disgregazione della comunità ma, passando dal piano filosofico a quello puramente letterario, il riferimento più facile è a “quel bordo vertiginoso delle cose” di cui parla Gianrico Carofiglio: la solitudine cercata è un’occasione. É il passaggio dalla malinconia di Andrew Wyeth a una dimensione onirica dell’epopea individuale. Christina è scomparsa dalla scena. Non c’è più la pulizia dei tratti (anzi, non esistono contorni definiti). Persino le piccole figure che camminavano nei campi di papaveri di Monet sono state cancellate. Qui le persone sono semplici incisi, raccordi verso un racconto articolato fatto di spazi. Qualche ritratto, sgranato di nostalgia come le vecchie foto virate al seppia o al blu della quieta tristezza. Gli edifici tremolano, anche nelle inquadrature ravvicinate, quasi a svelare le loro strutture – solide ma duttili – simili a creature vive. Non si tratta della documentazione panoramica di John Sell Cotman, Thomas Gritin o di altri maestri della scuola inglese, ma nemmeno del tumulto emotivo di William Turner. Volumetrie che nascono dal disegno, si stemperano sulla carta o diventano colori accesi nelle elaborazioni digitali; costruzioni accademiche che suggeriscono ardite soluzioni inedite, da scoprire di volta in volta penetrando nei dipinti e facendosi avvolgere dalle loro atmosfere.”

“Attimi Sospesi” – Mostra personale a Gemona del Friuli

Estratto della presentazione critica di Raffaella Ferrari – 8 agosto 2015
L’arte della Snaidero è distillato esistenziale e pittorico di un’artista colta. Riguardo alla sua formazione pittorica, la pittrice spiega: “Nei miei studi universitari di filosofia, gli esami di estetica sono stati sicuramente i più entusiasmanti. Sui testi di Erwin Panofsky (storico dell’arte tedesco tra i massimi esperti d’iconologia) e di Ernst Gombrich ho affrontato il significato delle arti visive, i temi della rappresentazione dello spazio e della percezione dal punto di vista psicanalitico. L’indagine approfondita e costante della storia dell’arte e la frequentazione assidua dei grandi maestri in ambito museale, modellano costantemente la mia pittura in fase progettuale e nel suo farsi”. Un’artista poliedrica, curiosa, attiva nel campo della cultura, generosa nel riversare la sua attenta conoscenza agli altri come dono più bello, come eredità indiscussa di tutto il suo operare a 360° a favore e in favore della divulgazione della cultura.
La mostra “Attimi sospesi”, sostenuta e voluta dal Comune di Gemona del Friuli e tanto attesa dall’artista ci mostra, in una sorta d’antologica, i vari cicli di dipinti di diverse dimensioni elaborati con la tecnica in acquerello e disegni svolti dalla nostra artista. Le tematiche sviluppate sono multiple e si estendono a: paesaggio, ritratti, fiori, disegni, non tutti esposti, per un totale di 39 opere. Nell’acquerello c’è la presenza iniziale della creazione: l’acqua è fonte di vita, comunica con la vita. Le 4 sale sono suddivise per temi, la prima accoglie quadri dedicati ad angoli suggestivi del FRIULI come: Il Lago di Cavazzo, Barbana, Verzegnis, dove l’elemento dominante è la natura e l’acqua. Il pennello è sicuro e meditato, l’accettazione pittorica si svolge entro campiture di colore precise. Le diversità atmosferiche, date anche dalla differente ubicazione dei paesaggi prescelti, giocano con i toni e mezzi toni che vengono elaborati ed inseriti in una tensione dinamica coronata da abilità disegnativa. Le dissolvenze dei colori nell’acqua vaporizzano le cromie circostanti nell’acqua stessa e si fondono in essenza euritmica con l’ambiente naturale verdeggiante e palpitante di vita, rispecchiato e accolto generosamente dall’acqua. Lo stile del dipingere della Snaidero, fondato essenzialmente sulla forza interiore creativa, sul sentimento, sul dato emozionale, è reso alla perfezione attraverso l’armonia cromatica. Emblematico, sempre in questa stanza, è il quadro intitolato: “L’attesa”, in cui non solo si descrive minuziosamente il soggetto principale, “Il campanile”, ma l’impianto si carica dell’emozione provata dall’artista nel ritrarlo, e li, mentre monta la creatività, il quadro si arricchisce sempre più di piccoli particolari, di luci, riflessi e trasparenze che lo renderanno sempre più vivo e palpitante di vita propria. Questo genere di realizzazione è ancorata ad una realtà resa suggestiva da chi l’ha penetrata, assimilata e tradotta in chiave di un sentimento. Ancora una volta è l’acqua che, attraverso il suo assorbimento delle immagini che la circondano, ci restituisce un’immagine preziosa fatta di trasparenze cristalline, di toni e tocchi di luce che vivificano ed esprimono suggestive interpretazioni della realtà.
La seconda sala dedicata a VENEZIA, è un elogio alla città, ancora all’acqua e all’uomo, alla sua presenza, al suo esserci. Il sentimento della Snaidero si fonde ad ogni singola pennellata, ad ogni minima sovrapposizione di colore e il punto più lontano, che è la linea d’orizzonte, offre a noi lo spunto di andare oltre nella decodifica del disegno, cercando spontaneamente un’altra dimensione, quella aulica. I riflessi della luce nell’acqua vibrano liricamente, scaturiti come sono dall’intimo di Germana. Gli elementi rappresentati per lei debbono sempre custodire la loro consistenza, cosicché ogni particolare raffigurato si investe di tutto il peso della sua presenza, fondamentale e utile, per l’equilibrio ricercato in tutto l’impianto pittorico. L’atmosfera talvolta tenta di sfaldare i contorni, ma l’artista domina la tecnica anche quando il colore si scioglie, diventa acquoso e trasparente. La gestualità parlante delle architetture, la sapiente collocazione delle immagini, oculate e discrete, fanno si che ogni quadro sia una poesia. Soprattutto in questi quadri dedicati a Venezia, l’artista ha saputo rendere tutte le variazioni di colori e di luce che si verificano durante il mutare delle ore e delle stagioni, nei cieli, negli specchi d’acqua e in tutti i luoghi della laguna, sempre varia e seducente.
La sala numero 3 è dedicata ai RITRATTI. La nota più affascinante è data dai giochi delle luci e delle ombre che accentuano ancor più il focus che l’artista vuole rendere in evidenza, gli occhi e il sorriso dei soggetti prescelti. La tavolozza cromatica nella realizzazione dei ritratti si arricchisce di nuovi toni, compaiono così rosa, blu, limpidi azzurri, leggeri grigi e gialli soffusi. Si coglie in ogni realizzazione uno squarcio intimo, come profondo messaggio d’amore saturo di dolce lirica. I ritmi compositivi sono dati dall’ovale del viso e dai minuziosi particolari che lo circondano. La composizione è delicatamente controllata ed è genuina documentazione indispensabile a comprendere e far amare l’origine e l’essenza dell’essere umano. Il segno, sempre pulito e la trama delicata sono alla base del tutto e vengono ancor più valorizzati dai morbidi trapassi coloristici. I toni caldi e freddi si mescolano compenetrandosi ed accostandosi, il successo di queste unioni è dovuto alla grande conoscenza, da parte dell’artista, della forza del colore, perché lei crede esso sia di per sé l’essenza dell’arte stessa. L’invito e filone che unisce tutti i temi trattati da Germana è quello di non dimenticare mai la semplicità del cuore.
L’ultima sala è dedicata al MARE in cui ogni quadro porta tutta la conoscenza liturgica della tecnica ad acquerello, dove i giochi delle trasparenze, delle luci, delle profondità svelano e portano sempre a galla l’essenza, il mistero dell’acqua e tutte le simbologie a lei legate. La Snaidero sente la natura dell’acqua, il suo spirito antico, in ogni particella avverte la storia intrinseca.
Acqua ed aria diventano forme, luce e colore come dati di condensazione e di soffusione che tutto abbracciano, in un desiderio quasi melanconico di ritorno alle atmosfere, momenti e intimi segreti del proprio passato, un percorso di riconquista della serenità e purezza infantile.
La galleria di immagini sino qui analizzate ci conducono verso una sorta di iperrealismo sentimentale praticato a mezzo dell’indagine artistica di Germana Snaidero in cui si traduce in arte, con una invidiabile conoscenza del mezzo pittorico, di difficile dominio, come l’acquerello e si schiude in una ricca galleria di immagini dai molteplici temi selezionati durante il personale percorso di vita dell’artista. Il lirismo, l’immobilità dei soggetti ritratti, atti a fermare l’attimo emozionale, si arricchiscono di una tavolozza dalle innumerabili sfumature e dalle commoventi trasparenze. L’armonia della forma e la morbidezza del tocco cromatico sono inserite in una prospettiva equilibrata, intimistica, quasi a voler incorniciare e proteggere un’emozione profonda ed interiorizzata dell’artista. Le vibrazioni e i palpiti del cuore si traducono e si decodificano così in abbracci, fiori, paesaggi e ci invitano con gioia e serenità a condividere la loro genuina essenza. Nasce così, inevitabilmente, la voluta e rincorsa empatia tra artista e fruitore, in un connubio e scambio spontaneo di emozioni.

ENGLISH BIO

When I think back to the happiest moments of my childhood, I see myself most often with a pencil or a book in my hand. Drawing, writing and reading: these passions have been with me throughout life, and I have also shared them with children and teens in my role as a teacher.

In the meantime I experimented with various techniques, trying my hand at oils, acrylics and finally watercolours, the most difficult to master, on account of no allowance for errors or second thoughts, but that what was I was looking for. My training as a painter has been essentially self-taught and somewhat basic, even if I had the opportunity to perfect my technique whilst attending a watercolour course with local artist Aldo Ghirardello, from Udine.

Graduating from the University of Trieste with a degree in education, my dissertation was on aesthetics in the films of Eric Rohmer, because also the ‘seventh art’, as cinema is referred to, has become a world to discover, from the production of short films to the role of a journalist.

In the interim, in the role of an apprenticeship supervisor in the faculty of science education, I had the opportunity to give a talk to pedagogy students on cinema in schools, as part of Professor Roberto Albarea’s didactic technology course.

Just like that, a few years ago, I embarked on a new adventure, as a watercolour and drawing teacher at the University for senior citizens in Udine. This reignited my passion for art and design, and once again a continuous desire to express myself, my thoughts and emotions with pencils and colours became prevalent for me. I also started experimenting with new technology, such as finger-painting on my iPad.

My favourite medium is, as always, watercolour. The grace and harmony of colours and water as they merge on paper present unexpected nuances and hues, like a sweet symphony that tells a global story. Of course, that’s how I see it, realistic yet also somewhat idyllic, a search for beauty not only within oneself, but with the songs of life that replenish us, in the light of the dusk and the dawn, found in flowers misty with morning dew, in the eyes of my nearest and dearest who are sharing this life adventure with me.

Will the beauty of art save the world? Yes, it will, not superficially, but in terms of ascension, rising up. For ancient civilisations beautiful = good was an unquestionable truth, and it was Plato’s symposium that urged us to look beyond mere aesthetic appearances. It is through love for earthly beauty that mankind can come to love beauty for itself, and therefore arrive at the truth. Beauty could therefore become a powerful antidote for the world’s global village vulgar and oppressive eyesores. A beauty capable of loving, valuing and not degrading the golden age of painting, the Renaissance, to create new art forms and expression that are supported by traditional origins.